L’APPELLO PER NIKI

E’ stata promossa da alcuni blogger l’iniziativa di spedire questa e-mail al Tibunale di Firenze e al Ministro di Giustizia di San Marino, nell’estrema speranza di riattenzionare Niki, il testo è questo:

“Gentilissimi Procuratori Canessa e Monferini,

Sappiamo che state indagando su una inchiesta molto complessa ed importante: l’inchiesta Premium.

Tale inchiesta coinvolge alcune società informatiche e telefoniche , tra cui la Sammarinese Oscorp.

All’interno di quella Società, incensurato e disposto a parlare per fornire ogni dettaglio utile alle indagini, c’era Niki Aprile Gatti il quale fu arrestato per truffa insieme ad altri appartenenti alla società Oscorp.

Egli fu l’unico ,fin dal primo istante, a voler collaborare con la Giustizia, avendo la coscienza pulita.

Ci sono, a mio avviso, molti elementi che indicano come questa morte sia strettamente connessa con l’inchiesta di cui vi state occupando. Inoltre, anche grazie a numerosi articoli di giornale, si evince l’ombra della criminalità organizzata.

E’ per questa ragione che sono qui a chiedervi di considerare l’ipotesi di allargare gli orizzonti della vostra indagine anche sulla morte di Niki Aprile Gatti soprattutto alla luce del furto in casa di NIKI,per il quale il tribunale di Avezzano ha rinviato a giudizio la persona per appropriazione indebita: tra i beni sottratti ci sono anche i due Computer che il ragazzo possedeva.

Tutto questo, non solo per dare speranza di verità ad una madre affranta, ma proprio per stabilire la verità su una morte che troppo frettolosamente é stata archiviata come suicidio.”

Con stima

(Firma di chi spedisce la e-mail.)

Le e-mail vanno spedite a questi due indirizzi di posta elettronica:

procura.firenze@giustizia.it (ITALIA)

e
segreteria.giustizia@gov.sm (SAN MARINO)

E’ chiaro che il buon esito di questa iniziativa si avrà con il massimo delle adesioni possibile!!!

Grazie a tutti quelli che le spediranno!!

L’iniziativa la troverete anche sui seguenti blog:

L’Agorà del Rockpoeta, SR, L’Incarcerato ,grazie dal cuore!!!

http://nikiaprilegatti.blogspot.com/2010/06/niki-aprile-gatti-floris-lassenza-e.html


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PRESENTAZIONE DEI LIBRI DI ALFIO CARUSO “IO CHE DA MORTO VI PARLO” E “MILANO ORDINA UCCIDETE BORSELLINO”

Venerdì 21 Maggio alle ore 10.30 a Barcellona Pozzo di Gotto (ME), presso i Giardini dell’Oasi, si terrà la presentazione dei libri di Alfio Caruso “Io che da morto vi parlo” e “Milano ordina uccidete Borsellino”, organizzata dall’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia, adolfoparmaliana.it , illume.it .

Le scuole e la cittadinanza tutta sono invitate a partecipare.

IO CHE DA MORTO VI PARLO, passioni, delusioni, suicidio del professor Adolfo Parmaliana – ALFIO CARUSO – LONGANESI

Il 2 ottobre 2008 si ammazza in Sicilia Adolfo Parmaliana, cinquantenne professore di chimica industriate all’università di Messina, considerato uno dei massimi esperti mondiali nella ricerca delle nuove fonti di energia rinnovabile”. All’impegno accademico Parmaliana ha unito per trent’anni un accanito impegno civile. Iscritto giovanissimo al Pci, ha difeso le ragioni della legalità, della correttezza, del buongoverno nella sua piccola patria, Terme Vigliatore. Un paesino che si trova a pochissimi chilometri da Barcellona Pozzo di Gotto, zona franca dei grandi boss di Cosa Nostra, da Santapaola a Provenzano, fondamentale snodo del Gioco Grande, lì dove confluiscono e s’intrecciano mafia-massoneria, alta finanza, pezzi rilevanti delle Istituzioni. Così il piccolo professore amante dei libri, dei vestiti eleganti, della Juve e idolatrato dai suoi allievi diventa, quasi a sua insaputa, un testimone scomodo da zittire, soprattutto dopo che le sue denunce hanno portato allo scioglimento del comune di Terme per infiltrazioni mafiose.

MILANO ORDINA UCCIDETE BORSELLINO, l’estate che cambiò la nostra vita – ALFIO CARUSO – LONGANESI

Diciotto anni dopo ignoriamo chi azionò il telecomando della strage di via D’Amelio, in cui vennero macellati Paolo Borsellino e i cinque agenti di scorta. Oggi sappiamo soltanto che Cosa Nostra partecipò alla preparazione dell’attentato e che Borsellino non fu ucciso per il fallimento della trattativa condotta dai carabinieri con Riina attraverso la mediazione di Vito Ciancimino. La minuziosa rilettura d’ingialliti verbali, le dichiarazioni di antichi testimoni, l’incrociarsi di vecchie e nuove verità aprono uno scenario rabbrividente. Sullo sfondo campeggia inquietante il Ros dei carabinieri: a che gioco giocava? Assodato che fu Provenzano a consegnare Riina, quali garanti dal gennaio ’93 hanno protetto la latitanza di «zu Binnu», non a caso arrestato dalla polizia?Un filo rosso lega via D’Amelio a Capaci. Falcone e Borsellino puntavano su Milano, da oltre vent’anni vera capitale della mafia. All’interno dei suoi insospettabili salotti i boss avevano trovato i complici ideali per riciclare e moltiplicare le centinaia di miliardi guadagnati con il traffico internazionale degli stupefacenti. L’appoggio di banchieri, imprenditori, finanzieri aveva consentito alle «famiglie» siciliane di trasformarsi in un impero economico capace di condizionare la vita del Paese: molti, dunque, volevano stoppare i due magistrati palermitani. Nei suoi cinquantasette giorni di corsa contro la morte Borsellino aveva capito il complesso meccanismo di quattrini e di complicità nel quale persino Riina e Provenzano agivano spesso da pupi, anziché da pupari. Ma lo Stato, nel cui nome Paolo sfidava il Male, fece ben poco per proteggerlo. Questo libro vi racconta come e perché.

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PEPPINO, FELICIA E LA FESTA DELLA MAMMA

In una data così importante in cui si ricorda un uomo così grande non  posso non pensare a quanto sia stata fondamentale la presenza e la vicinanza di Felicia Bartolotta Impastato nella vita di Peppino e in occasione della festa della mamma penso a tutte quelle donne straordinarie che hanno generato figli altrettanto meravigliosi e che hanno lottato per difendere la loro memoria, che continuano a lottare per dare loro un posto migliore in cui vivere. E allora i nomi scorrono naturali… insieme a Felicia penso ad Angelina Manca e a Ornella Gemini, ad Augusta Agostino, a Mimma Barbaro che ci ha dato una donna incredibile come Sonia Alfano, che non fa altro che combattere per dare un posto migliore in cui vivere ai suoi figli. Penso che Angelina, Ornella e Augusta non potranno più ricevere un abbraccio da Attilio, da Niki e da Vincenzo. Penso che Ida Agostino non abbia avuto nemmeno il tempo di tenere il suo bambino tra le braccia e sapere cosa si provi a sentirsi dire “auguri mamma”, nel giorno della sua festa.

A tutte queste mamme va il mio augurio oggi, con il ricordo di un ragazzo dal cuore immenso come Peppino e con la consapevolezza che loro lotteranno fino alla fine per rendere il nostro Paese quel posto che i loro figli desideravano.

Dopo la morte di Peppino, inizialmente Felicia non voleva costituirsi parte civile, quando capì che suo figlio Peppino era stato etichettato come un terrorista cambiò immediatamente idea e l’indomani stesso decise di recarsi a Palermo.

“Mi sono costituita parte civile e ho difeso mio figlio e LO DIFENDERò SEMPRE come ho questi occhi aperti.”


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ATTILIO MANCA E PEPPINO IMPASTATO

di Daniele Andaloro

http://danieleandaloro.blogspot.com/

Quanti decenni dovranno passare prima che la lotta per la verità di Angelina Manca trovi giustizia? Quella giustizia che trovò Felicia Impastato per suo figlio Peppino?

Quanti decenni di denunce e appelli dovranno trascorrere, affinché si faccia chiarezza sul caso di Attilio Manca, come accadde per Peppino Impastato?

Dovremo forse aspettare che qualche regista cinematografico si accorga del caso Attilio Manca, perché ne nasca un film che sensibilizzi l’Italia intera, e non solo gli amici e le persone vicine che hanno capito?

Come Peppino Impastato per anni fu definito un terrorista, così
Attilio viene definito un tossico, sempre ripetendo in entrambi i casi, il subdolo tentativo di delegittimarli, e in più, degli sciacalli, continuano malgrado la morte di Attilio, a gettare fango sulla sua figura, che secondo la storia ufficiale si sarebbe suicidato, ma i suoi genitori e non solo loro, la pensiamo diversamente.

Attilio Manca è stato ucciso per essersi imbattuto, suo malgrado, in Bernardo Provenzano.

Come i mafiosi di Badalamenti orchestrarono la messinscena per depistare le indagini, che volutamente presero altre vie, allo stesso modo, sul caso di Attilio Manca, è stata architettata un’altra messinscena per depistare le indagini.

Ci son voluti ventiquattro lunghi anni per riaprire le indagini sulla morte di Peppino Impastato, quanti ce ne vorranno invece per far luce sulla morte di Attilio Manca?

Le parole di Angela Manca sono chiare: “lo Stato non vuole occuparsi di questo delitto, perché c’è di mezzo Bernardo Provenzano, non c’è la volontà di scoprire la verità”.

Quando chiesero a Felicia Impastato una delle solite domande che fanno alla gente del sud, cioè perché non pensasse di trasferirsi, lei rispose: – “io non mi posso trasferire in un altro paese, prima di tutto perché ho tutto qua: la casa, e poi devo difendere mio figlio”.

Mi piace pensare che sia lo stesso sentimento condiviso da Angela Manca, una donna che non si arrende e combatte perché la Verità venga a galla.

Joan Queralt ha scritto: “El enigma de Attilio Manca, verdad y justicia en la isla de Cosa nostra”, e grazie a questo libro, tante persone hanno saputo e capito sulla vicenda, molti si imbattono sul caso di Attilio Manca, ma è ancora poco a mio avviso.

I fatti parlano chiaro, il caso Attilio Manca è un omicidio di mafia dove dietro c’è l’ombra di Bernardo Provenzano.

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QUANDO LA TONACA NON FA IL PRETE

di Helene Benedetti* – 17 aprile 2010
A Barcellona Pozzo Di Gotto (ME), paese dov’è radicata una forte organizzazione di stampo massonico-mafioso, c’è il Convento dei Frati Minori di Sant’Antonio da Padova.

La sacra struttura, ospitò, fino all’anno 2002, il frate Salvatore Massimo Ferro, che continuava, seppur saltuariamente, a frequentare il convento di Barcellona Pozzo di Gotto, dopo che fu trasferito a Messina.
Il frate Salvatore Massimo Ferro è figlio di Antonio Ferro, capo mandamento di Cosa Nostra di Canicattì(AG), nonché compare di Bernardo Provenzano.
E’ fratello di Calogero Ferro, condannato per associazione mafiosa.
E’ fratello di Gioacchino Ferro e Roberto Ferro, entrambi arrestati per associazione mafiosa, facevano parte del tessuto associativo di Bernardo Provenzano, curavano i suoi interessi, i suoi affari, la corrispondenza, gli spostamenti, e veicolavano il denaro sporco dello stesso Provenzano. Ferro Gioacchino è ancora detenuto. Ferro Roberto è stato assolto.
E’ nipote di Salvatore Ferro, un fedelissimo di Bernardo Provenzano al punto di essere fra i pochissimi prescelti a partecipare al summit del 31 ottobre del 1995 a Mezzojuso(PA), riunione che determinò il rinnovamento di Cosa Nostra.
E’ strettissimo parente di una famiglia mafiosa completamente implicata negli affari di Bernardo Provenzano.
Nonostante queste parentele imbarazzanti, non è mai stato allontanato dalla Sicilia.
Sappiamo che Provenzano si è rifugiato a Barcellona Pozzo di Gotto perché ci sono delle intercettazione ambientali che ne danno certezza. La sorella del boss Bisignano parlando con un immobiliarista disse: “Avevano ragione i Manca, che dicono che suo figlio ha visitato Provenzano, tutti lo sapevamo che “iddu” era qua.” Tuttavia non è mai stata fatta indagine accurata per scoprire dov’era nascosto esattamente il boss latitante.
Nell’anno 2003 un tumore alla prostata colpì Bernardo Provenzano, Attilio Manca era uno dei migliori urologi d’Italia, fu uno dei primi ad eseguire la prostatectomia in laparoscopia, aveva studiato in Francia questa nuova tecnica, ed era originario di Barcellona Pozzo di Gotto.
Bernardo Provenzano è stato per ben 2 volte ricoverato a Marsiglia, in 2 cliniche differenti, entrambe le volte sotto falso nome: Gaspare Troia. La prima volta, dal 7 al 10 luglio 2003 per esami in una piccola clinica privata di La Ciotat. La seconda volta, il 29 ottobre 2003 nella clinica privata “Casamance”di Aubagne. Occupò la stanza numero 7, gli venne asportato un tumore alla prostata col metodo della laparoscopia.
I genitori di Attilio Manca dicono di aver ricevuto, in quei giorni, una telefonata del figlio Attilio in cui disse di essere in Francia per assistere ad un intervento, e, per la prima volta, non sarebbe tornato a casa per le festività, vi farà ritorno il 5 novembre. Il ritorno di Bernardo Provenzano in Sicilia è stato il 4 novembre.
Nelle indagini  si nomina un urologo siciliano, un urologo che non è mai stato trovato.
Dalle dichiarazioni fatte da un anonimo al Maresciallo Guazzelli (ucciso nel 1992), sappiamo che Bernardo Provenzano era conosciuto dalla mafia di Sambuca di Sicilia,  come “un uomo che non ammetteva errori, era un individuo pieno di soldi, una persona che andava per le spicce, faceva uccidere anche al minimo dubbio”; da qui, capiamo che Provenzano non avrebbe avuto alcuno scrupolo a risparmiare la vita al medico che lo curò. Attilio Manca era una specie di luminare, forse era un ragazzo anche ingenuo, in fondo aveva passato la vita sui libri e nelle sale operatorie, a 34 anni era un medico raro nel suo genere.
Ora,  un uomo con tutti quei soldi, che  da latitante va ad operarsi a Marsiglia sotto falso nome, ovviamente pretende il miglior medico in Italia. Chi è stato questo medico? Attilio Manca, originario di Barcellona Pozzo di Gotto, territorio di Provenzano.
A questo punto bisognerebbe chiedersi chi è il tramite fra un boss mafioso latitante da oltre quarant’anni ed un ragazzo tanto onorevole?
Ugo Manca, pregiudicato per detenzione abusiva di arma, e condannato in 1° grado per traffico di droga (di recente assolto in appello), frequentatore di molti personaggi di interesse investigativo come Angelo Porcino, Lorenzo Mondello, Rosario Cattafi ed altri, è il cugino in primo grado del dottor Attilio Manca. È sua l’impronta che venne rilevata nel mese di marzo nella casa di Viterbo in cui venne ritrovato il corpo dell’urologo. Ugo Manca giustificò l’impronta dicendo di essere stato nella casa del cugino il 15 dicembre 2003. Evidentemente Ugo Manca non sapeva che la famiglia del medico ucciso era stata a casa di Attilio il 23 e 24 dicembre, e la madre aveva provveduto ad una profonda pulitura di tutta la casa e del luogo dove fu ritrovata l’impronta. Inoltre, la polizia scientifica, al momento del rilevamento dell’impronta, dovrebbe essere in grado di rilevare quando l’impronta è stata lasciata; ma alla procura di Viterbo questi particolari non interessano.
Il ruolo di Ugo Manca nella vicenda non si ferma qui, in una telefonata ai genitori 10 giorni prima di morire, Attilio chiese informazioni su un tale Angelo Porcino (lo ritroveremo nel 2007 in carcere con l’accusa di tentata estorsione con l’aggravante mafiosa), perché era stato contattato telefonicamente dal cugino Ugo Manca e questi gli aveva preannunciato che Porcino sarebbe andato a trovarlo a Viterbo per un consulto. Quindi, Ugo Manca era il chiaro tramite fra Attilio e un personaggio legato alla mafia Barcellonese.
I rapporti fra Ugo Manca e Angelo Porcino, diventano palesi anche da un altro “piccolo” dettaglio: furono sorpresi insieme ad un summit di sospetto sapore mafioso il 7 maggio 2002.
Il giorno dopo il ritrovamento del cadavere del cugino, Ugo Manca si recò alla Procura della Repubblica di Viterbo per sollecitare, a nome dei genitori del medico, la restituzione del corpo e il dissequestro dell’appartamento. Ma il padre e la madre di Attilio, ascoltati dal pm, hanno dichiarato di non aver mai chiesto al loro nipote di fare tali richieste.
Il caso Manca, a distanza di tutti questi anni, resta ancora un grande e imbarazzante mistero sotto tutti i fronti; la Procura di Viterbo continua a non indagare, il Vaticano e l’Ordine dei Frati Minori di Sant’Antonio da Padova non hanno mai provveduto a far trasferire da subito e molto lontano un frate con una posizione tanto imbarazzante, anzi, il frate Salvatore Massimo Ferro ha denunciato per diffamazioni l’avvocato della famiglia Manca, Fabio Repici. Anche la madre di Attilio è stata denunciata dal Rev.do Fr. Matteo Castiglione.

* Informare per Resistere

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SABINA FOLGORATA SULLA STRADA DELL’AQUILA


Il 7 Maggio 2010 in tutti i Cinema italiani uscirà “Draquila – L’Italia che trema”, il nuovo film di Sabina Guzzanti.

Pubblico quest’interessante intervista di Alessandra Mammì alla Guzzanti pubblicata sull’Espresso e a seguire il trailer del film.

http://espresso.repubblica.it/dettaglio//2126077

Il dolore dei terremotati. La speculazione. Il potere della propaganda. Il ruolo di Berlusconi. La Guzzanti parla del nuovo film: ‘In Abruzzo si capisce come si può costruire una dittatura’. Colloquio con Sabina Guzzanti

Nei giorni del terremoto, ci avevo creduto anch’io che il governo stesse reagendo bene all’emergenza. Tenevo a bada il mio antiberlusconismo, e mi ripetevo: chissà, stavolta, forse…”.

Poi, però, è partita per l’Aquila Sabina Guzzanti. Partita, come dice nel suo film, dopo i grandi della Terra, le suore, i boy scout, gli studenti e George Clooney. Partita in luglio a vedere quel terremoto che si era trasformato in evento mediatico e in gigantesca occasione di propaganda per un Berlusconi che, grazie alla tragedia, risaliva lentamente nei sondaggi.

Così, era partita la Guzzanti, senza un gran progetto, con una vaga idea di film, una troupe fatta di tre donne e una camera digitale, nessuna particolare aspettativa. Certo non quella di rimanerci impigliata quasi un anno, di accumulare 700 ore di girato, di vivere un’esperienza che lascia il segno e infine di conquistare un posto d’onore (special screening) al Festival di Cannes.

Ed ecco ‘Draquila’: un film che non fa ridere nonostante la nota e feroce capacità di satira della regista e il titolo apparentemente ironico. Un film che non fa piangere nonostante il tema e il sottotitolo ‘L’Italia che trema’. Un film sul potere e non sul dolore. Un film duro, a volte sarcastico, ma strettamente logico che porta avanti come un treno la sua tesi. Ovvero: l’Aquila è un laboratorio; un test che dimostra come si possano cambiare i patti sociali, alterare i principi costituzionali e di fatto sparare allo Stato col silenziatore, in modo che i cittadini non se ne accorgano. Il tutto spiegato stavolta senza urli faziosi, ma con raggelata pacatezza. Ed è piaciuto ai selezionatori di Cannes questo linguaggio secco a ciglio asciutto, con una punta acida, da sana scuola Michael Moore: stessa voce fuori campo, stesse domande tanto pertinenti da diventare impertinenti, stessi siparietti grafici con fatti e numeri, stesso montaggio serrato di testimonianze, opinioni e facce diverse, ma tutte travolte dal soffio della storia.

Uomini e donne in tendopoli militarizzate costretti a seguire la dieta dell”attendato’ (no alcol, né caffè, né Coca-Cola); i senzatetto con nuova casa assegnata dal premier innamorati persi di Berlusconi; il vecchio professore che fa resistenza barricandosi nel suo appartamento: “Se quelli ti pigliano sei finito”; l’urbanista, teorico delle newtown, che spiega come un centro commerciale è molto meglio di un centro storico e una feroce sequenza sulla tenda del Pd vuota di uomini ma con molta spazzatura e avanzo marcito di panino con frittata.

Niente sinistra, Protezione civile militarizzata e un premier che spopola. Cominciamo dalla solitudine del panino?
“Troppo splatter, tutto verde e muffo. Questo è un film rigoroso, il panino non l’abbiamo inquadrato”.

Rigoroso e spietato. J’accuse di 93 minuti che va ben oltre L’Aquila…
“Questa è l’intenzione. L’Aquila è una cartina di tornasole del malessere del Paese intero. Ho visto tutti gli ingredienti della nostra crisi: l’assenza di un’opposizione; il dilagare della propaganda; la speculazione; la criminalità organizzata; l’indifferenza della gente; l’impotenza di chi cerca di far qualcosa e resta solo; lo Stato parallelo che nasce mentre quello vero neanche se ne rende conto. È un film su come si costruisce una dittatura”.

Anche ‘Viva Zapatero’ era un film sull’arroganza del potere. Cosa cambia qui?
“Noi: popolo italiano. In cinque anni siamo cambiati molto. Non si vede più una capacità di reazione, si è affievolito il ricordo della vita democratica, se ne è persa finanche la nostalgia. Si reagisce all’indignazione adattandosi, ci si costruisce una vita parallela, piccole strategie di resistenza. È così che se all’Aquila ti dicono ‘questo lo decide il capocampo’, non ti viene da rispondere: ‘Ma chi è il capocampo? Chi lo ha nominato? Che rappresenta? In base a cosa è pubblico ufficiale?’. Si obbedisce come se fossimo finiti tutti nel club di Topolino”.

Che cosa le fa più paura in Berlusconi?
“A me non fa nessuna paura Berlusconi. Penso che sia uno squalo che come tale mangia tutto ciò che trova intorno. Non ho niente contro gli squali, sono creature come le altre, basta che stiano al loro posto in fondo all’Oceano. Se invece uno squalo passeggia in via del Corso, mi preoccupo”.

Spiegazione della metafora?
“Berlusconi non è arrivato al potere con strumenti democratici, perché in democrazia non si può fare il premier controllando tv e giornali e gestendo in prima persona la propaganda. La cosa che più mi ha colpito all’Aquila è quanto la televisione sia stata più forte del terremoto. La gente non distingue più tra realtà e finzione, anzi la realtà televisiva è spesso più forte di quel che vedono e sentono. Donne raccontavano di aver imparato dai loro nonni a fuggire alla prima scossa, ma il 6 aprile sono rimaste nelle loro case, solo perché il telegiornale le aveva rassicurate. Un uomo ha perso due figli perché quella notte li ha rimessi nei loro lettini, convinto dai media che non ci fosse alcun pericolo. Terribile dirlo, ma la propaganda all’Aquila è stata più forte degli antenati e persino dell’istinto di sopravvivenza. Quando sono le gambe prima ancora del pensiero a farti scappare se la terra trema. È chiaro adesso di che potere sto parlando?”.

Chiaro. Ma allora come mai nel film ha fatto parlare tanti berlusconiani pazzi del premier che mostravano la meraviglia della casa assegnata con tanto di pentole e spumante in frigo?
“Perché non sono faziosa come si dice. E volevo capire e ascoltare. Capire come si possa rinunciare a una bellissima città, fatta di persone e monumenti, di vita e memoria per sostituirla con diciannove quartieri senz’anima, spuntati dal nulla, ai bordi di una strada statale, lontani fra loro che aspettano solo un centro commerciale. Un tempo mi era impossibile anche pensare di parlare con uno che vota Berlusconi. L’Aquila mi ha cambiato, voglio parlare con tutti. E tutti avevano una gran voglia di parlare. Nessuna intervista è durata meno di un’ora. Spesso si dilungavano fino a tre, quattro ore. Ancor più spesso me ne andavo io, se no si faceva notte. È così che sono arrivata a 700 ore di girato”.

Ma non la riconoscevano? Non la identificavano come un nemico?
“Non mi riconosceva quasi nessuno. Non apparendo su Canale 5, ho questo vantaggio. Mi chiedevano solo: ‘Lei di che televisione è?’. Io rispondevo: ‘Nessuna, stiamo facendo cinema’. E loro: ‘Brava! E quando va in onda?’. Non c’era verso. Persino ai posti di blocco i militari insistevano: ‘Va bene cinema, ma cinema di che rete?’”.

Nelle note di regia però lei ha scritto: “Ho scoperto di amare questo Paese”. Perché?
“Perché come l’Aquila questo Paese lo stiamo distruggendo. E come spesso accade, ti accorgi di quanto ami qualcuno e di quanto sia prezioso, solo quando lo stai perdendo. Oddio, non sarò mica diventata patriottica!”.

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SANDRO PERTINI – APPELLO AI GIOVANI

Oggi la nuova Resistenza in cosa consiste… ecco l’appello ai giovani:

di difendere queste posizioni che noi abbiamo conquistato, di difendere la Repubblica e la Democrazia.

E cioè oggi ci vuole due qualità a mio avviso, cara amica, l’onestà e il coraggio…l’onestà…l’onestà…l’onestà.

E quindi l’appello che io faccio ai giovani è questo: di cercare di essere onesti, prima di tutto la politica deve essere fatta CON LE MANI PULITE!

Non ci possono essere… se c’è qualche scandalo…se c’è…se c’è qualcheduno che da scandalo…se c’è qualche uomo politico che approfitta della politica per fare i propri sporchi interessi DEVE ESSERE DENUNCIATO SENZA ALCUN TIMORE!”

Sandro Pertini
(1896 – 1990)

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IL PRESIDENTE DEGLI ITALIANI:SANDRO PERTINI.”Dimmi mamma, perché hai voluto offendere la mia fede presentando domanda di grazia”

Lettera alla madre
Il presidente scrive alla madre da Pianosa

Mamma,
con quale animo hai potuto fare questo? Non ho più pace da quando mi hanno comunicato, che tu hai presentato domanda di grazia per me. Se tu potessi immaginare tutto il male che mi hai fatto ti pentiresti amaramente di aver scritto una simile domanda.
Debbo frenare lo sdegno del mio animo, perché sei mia madre e questo non debba mai dimenticarlo. Dimmi mamma, perché hai voluto offendere la mia fede? Lo sai bene, che è tutto per me, questa mia fede, che ho sempre amato tanto. Tutto me stesso ho offerto ad essa e per essa con anima lieto ho accettato la condanna e serenamente ho sempre sopportate la prigione. E’ l’unica cosa di veramente grande e puro, che io porti in me e tu, proprio tu, hai voluto offenderla così? Perché mamma, perché? Qui nella mia cella di nascosto, ho pianto lacrime di amarezza e di vergogna – quale smarrimento ti ha sorpreso, perché tu abbia potuto compiere un simile atto di debolezza?
È mi sento umiliato al pensiero che tu, sia pure per un solo istante, abbia potuto supporre che io potessi abiurare la mia fede politica pur di riacquistare la libertà. Tu che mi hai sempre compreso, che tanto andavi orgogliosa di me, hai potuto pensare questo? Ma, dunque, ti sei improvvisamente cosi allontanata da me, da non intendere più l’amore, che io sento per la mia idea?
Come si può pensare, che io, pur di tornare libero, sarei pronto a rinnegare la mia fede? E privo della mia fede, cosa può importarmene della libertà? La libertà, questo bene prezioso tanto caro agli uomini, diventa un sudicio straccio da gettar via, acquistato al prezzo di questo tradimento, che si è osato proporre a me.
Nulla può giustificare questo tuo imperdonabile atto.
Lo so, più di te sono colpevoli coloro che ti hanno consigliata di compierlo. Vi sono stati spinti dall’amicizia che per me sentono e dalla pietà che provano per le mie condizioni di salute?
Ma pietà ed amicizia diventano sentimenti falsi e disprezzabili, quando fanno compiere simili azioni. Mi si lasci in pace, con la mia condanna, che è il mio orgoglio e con la mia fede, che è tutta la mia vita. Non ho chiesto mai pietà a nessuno e non ne voglio. Ma mi sono lagnato di essere in carcere e perché, dunque, propormi un cosi vergognoso mercato? E tu povera mamma ti sei lasciata persuadere, perché troppo ti tormenta il pensiero, che io non ti trovi più al mio ritorno. Ma dimmi, mamma, come potresti abbracciare tuo figlio, se a te tornasse macchiato di un così basso tradimento? Come potrei vivere vicino, dopo aver venduto la mia fede, che tu hai sempre tanto ammirata?
No mamma, meglio che tu continui a pensarlo qui, in carcere, ma puro d’ogni macchia, questo tuo figliuolo, che vederlo vicino colpevole, però, d’una vergognosa viltà.
Che male ho fatto per meritarmi questa offesa?
Forse ho peccato di orgoglio, quando andavo superbo di te, che con fiera rassegnazione sopportavi il dolore di sapermi in carcere. E ne parlavo con orgoglio ai miei compagni. E adesso non posso più pensarti, come sempre ti ho pensata: qualche cosa hai distrutto in me, mamma, e per sempre. È bene che tu conosca la dichiarazione da me scritta all’invito se mi associavo alla domanda da te presentata. Eccola: “ La comunicazione, che mia madre ha presentato domanda di grazia in mio favore, mi umilia profondamente.
Non mi associo, quindi, ad una simile domanda, perché sento che macchierei la mia fede politica, che più d’ogni altra cosa, della mia stessa vita, mi preme”.
Per questo mio reciso rifiuto la tua domanda sarà respinta. Ed adesso non mi rimane che chiudermi in questo amore, che porto alla mia fede e vivere di esso. Lo sento più forte di me, dopo questo tuo atto.
E mi auguro di soffrire pene maggiori di quelle sofferte fino ad aggi, di fare altri sacrifici, per scontare io questo male che tu hai fatto. Solo così riparata sarà l’offesa, che è stata recata alla mia fede ed il mio spirito ritroverà finalmente la sua pace. Ti bacio tuo Sandro.

P.S. Non ti preoccupare della mia salute, se starai molto priva di mie lettere.

Pianosa, 23 febbraio 1933

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APPELLO ALLA NUOVA RESISTENZA

Giovedì 8 Aprile si è tenuto, a Roma, un incontro da cui è partito l’appello dell’onorevole Sonia Alfano di organizzare una manifestazione nazionale che vede coinvolti in primo luogo quei cittadini che si sono stancati di vivere sotto regime, stanchi di essere presi continuamente in giro da questi personaggi istituzionali che fanno finta di fare politica.

Non aspettiamo che il Presidente della Repubblica firmi un altro decreto che insulti la Costituzione Italiana sulla quale è stato versato il sangue dei nostri uomini più valorosi, adesso è arrivato il momento di dire BASTA!!!

Tutti i movimenti e le associazioni potranno prendere parte all’organizzazione aderendo al Comitato Organizzatore della manifestazione.

Questa è LA manifestazione dei cittadini ed essi, in quanto tali, potranno partecipare purchè non siano presenti simboli o bandiere.

Sabato 17 Aprile si terrà a Roma la prima riunione del Comitato Organizzatore, alla quale parteciperanno i rappresentanti e i portavoce di tutti i movimenti.

A breve saranno riferite informazioni più dettagliate. Per il momento se avete delle domande e per le adesioni mandate un e-mail a attiviamoci@nuovaresistenza.it

Nell’incontro tenutosi a Roma giovedì 8 Aprile sono state stilate delle linee guida che avranno modo di svilupparsi:

-         La manifestazione è dei cittadini e per i cittadini;

-         Chiunque può partecipare ed aderire, purchè sia chiaro il punto precedente;

-         La manifestazione avrà luogo nella prima metà di maggio (probabilmente l’8)

-         Sabato 17 Aprile, a Roma, ci sarà la prima riunione del Comitato Organizzatore. Saranno presenti  dei    portavoce di tutti i movimenti che vorranno partecipare. Tutto sarà deciso lì e INSIEME.

Appena avrò maggiori informazioni sul luogo della riunione lo comunicherò immediatamente.

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TUTTI UNITI PER UNA NUOVA RESISTENZA

Appello di Sonia Alfano a tutti i Resistenti

Invito tutti quelli che vogliono partecipare all’organizzazione della manifestazione Nuova Resistenza a raggiungermi… per favore fate girare anche al popolo viola e movimenti vari…

basta indignarsi da dietro una tastiera,
bisogna cominciare ad organizzarsi!

Sonia Alfano

Stiamo creando un coordinamento ufficiale di tutti i movimenti che vogliono partecipare. Popolo Viola, Movimento 5 Stelle, MeetUp, Forum Acqua Pubblica, NO TAV, Associazioni e Movimenti Antimafia, a difesa della Costituzione, della Libertà e della Giustizia e partiti politici. Fatevi avanti!

Nessun cappello, nessuna bandiera, niente protagonismi.

E’ ora di essere tutti uniti sotto il tricolore. Come una Nuova Resistenza.

Per info e adesioni attiviamoci@nuovaresistenza.it .

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